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Sudan | Ph. Cristian Trappolini

Le migrazioni assumono una sempre maggior rilevanza nello scenario contemporaneo e, in quanto “fatto sociale totale”, chiamano in causa temi classici dell’antropologia, quali le identità etniche e di genere, le relazioni di potere e di scambio, la costruzione di reti informali e formali, il ruolo delle istituzioni, il rapporto tra locale e globale, la costruzione sociale del multiculturalismo e della diversità, spesso declinata in termini di incontro/scontro tra “culture” o in molteplici forme di razzismo. I processi migratori, inoltre, divengono anche il luogo attraverso il quale è possibile mettere alla prova la democrazia di uno Stato, dato il ruolo centrale di istituzioni statali e non-statali (locali e internazionali) per le politiche ed il governo delle migrazioni. In altri termini, la migrazione produce sempre un “effetto-specchio” della società di approdo e del suo tessuto istituzionale, rivelandone anche le sfumature problematiche e predisponendo così l’antropologia a farsi critica culturale.
Chiamando in causa sia i luoghi di origine sia quelli della diaspora nella loro interazione, e avendo a che fare con soggetti che attraversano e riattraversano confini e che si riferiscono nelle loro pratiche sociali e nei loro processi d’identificazione a diversi spazi dislocati territorialmente, le migrazioni hanno anche stimolato un’innovazione metodologica nella disciplina antropologica, sviluppando nuove correnti dinamiste incentrate sul cambiamento sociale e dando vita a un fiorire di ricerche multi-situate con studiosi impegnati in spazi transnazionali, o interessati a ricostruire le reti di relazione attraverso cui si producono comunità diasporiche o virtuali. Infine, l’approccio antropologico alle migrazioni ha fatto emergere la complessità di tali processi mettendo in primo piano il vissuto dei suoi protagonisti e dei diversi percorsi migratori, le biografie di singoli come dei gruppi, dando voce agli attori sociali e permettendo di restituirne un quadro non stereotipato, ma dinamico e diversificato. Anche in Italia, un paese che è stato teatro di imponenti fenomeni di emigrazione (oltre che di altrettanto rilevanti migrazioni interne), assistiamo finalmente negli ultimi quindici anni ad un fiorire di ricerche empiriche su comunità migranti, sui processi di esclusione ed inclusione e sulle politiche di accoglienza, che attingono criticamente a proficui filoni di ricerca: dall’antropologia della globalizzazione, all’antropologia delle istituzioni.
Questa collana si vuole porre come punto di riferimento e di dialogo per gli antropologi che si confrontano con i processi d’immigrazione e d’emigrazione con l’obiettivo di accogliere lavori che siano caratterizzati da uno spiccato equilibrio tra innovazione teorico-metodologica ed ancoraggio empirico ed etnografico.
Oltre alle monografie sono benvenute opere collettanee o anche introduttive, che mostrino tuttavia di muoversi in una dimensione empirica.

 
La collana Migrazioni è soggetta a peer-review